Dovrebbero parlare come mangiano…
Esattamente: dovrebbero parlare come mangiano. Eppure non lo fanno. Sanno parlare, sono molto bravi, peccato che la maggior parte delle volte non dicano assolutamente nulla.
A chi mi sto riferendo? Ma ai politici è ovvio!!!
Non mi considero un “addetto ai lavori”, anzi sono un po’ ignorante in fatto di politica, ma mi piace tenermi informato (attraverso la rete) di questi argomenti importanti per il nostro paese. Eppure a volte mi capita di leggere dei testi che non riesco a capire. Sono l’unico a cui capita cià?
Ecco un esempio (lettera di Bertinotti a Beppe Grillo che trovate qui.):
“Caro Grillo,
ho letto il post che mi ha indirizzato nel Suo blog lo scorso 29 giugno. Per parte mia vorrei provare a rispondere alle questioni da Lei sollevate che investono la mia responsabilità .
Non pretendo di convincere alcuno ad una diversa lettura della politica, solo vorrei ricordare che la Camera dei deputati, per fortuna, non è organizzata come una monarchia assoluta ma secondo il modello dello Stato di diritto. In esso vige il principio della divisione dei poteri e della suddivisione delle responsabilità e ogni potere, a partire da quello del Presidente, è disciplinato da regolamenti, norme e interpretazioni delle stesse, secondo una dottrina che si avvale dei precedenti al fine di produrre una tradizione consolidata che ne ispiri i comportamenti. La logica è evidente: vanno evitati gli abusi, gli arbÄ«tri, le discrezionalità nell’esercizio dei poteri e, insieme, le dittature delle maggioranze. La questione della ineleggibilità e della decadenza dal mandato è regolata dalla legge. Essa prevede che, perchè se ne realizzino le condizioni, deve essere intervenuta la condanna definitiva in un giudizio penale cui sia seguita l’irrogazione della sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici e la conseguente perdita del diritto di elettorato, con la cancellazione dalle liste elettorali del comune di residenza. Nessuno dei parlamentari in carica si trova in questa condizione, ad eccezione del deputato Previti per il quale è aperto il procedimento. La proclamazione della decadenza di un parlamentare è, a sua volta, regolata dalle norme interne all’istituzione. Esse attribuiscono alla Giunta per le elezioni l’istruttoria del procedimento al fine di giungere ad una proposta, sia all’unanimità sia a maggioranza, da sottoporre all’Assemblea. La decisione è rimessa all’Assemblea, che vota la proposta della Giunta. Puà anche accadere, come è recentemente accaduto di fronte ad una proposta avanzata unanimemente dalla Giunta nel senso della decadenza di due parlamentari per incompatibilità con altri incarichi, che l’Assemblea bocci la proposta. Quel che non puà accadere è, invece, che sia il Presidente della Camera a decidere o ad essere responsabile della decisione. La Giunta per le elezioni propone, l’Assemblea dispone. Nel caso del deputato Previti, dopo una lunga istruttoria, la Giunta per le elezioni ha accertato, nella riunione del 29 maggio 2007, una causa di ineleggibilità , deliberando la contestazione della sua elezione. Per il prossimo lunedì 9 luglio, in applicazione del regolamento della Giunta, che ne fissa i tempi, è convocata la seduta pubblica per l’esame della contestazione, in contraddittorio fra le parti. Al termine, la Giunta si riunisce in camera di consiglio, senza soluzione di continuità , per deliberare la proposta da sottoporre all’Assemblea. Chiedo, a mia volta, a leggi e regolamenti vigenti, qual è il rilievo critico che si avanza? Cosa altro si sarebbe dovuto fare? Puà manifestarsi una critica per la lunghezza dei procedimenti, ma c’è qualcuno che, perchè si protraggono a lungo dei procedimenti giudiziari, incolpa di cià il Presidente della Repubblica, quale Presidente del Consiglio superiore della magistratura?
Certo, un problema esiste ma, io credo, a monte dell’ingresso in Parlamento nella qualità di deputati eletti. Se posso esprimere un’opinione personale, non connessa alla mia attuale funzione, mi confermo in quella che ho avuto occasione di sostenere in passate elezioni, quando le ho affrontate da dirigente di partito. I partiti dovrebbero convenire nella decisione di escludere dalle proprio liste – secondo un principio di responsabilità politica, e non giuridica – condannati o, anche, rinviati a giudizio per reati socialmente pericolosi.
Quel che credo sbagliato sarebbe la sostituzione di una volontà politica moralizzatrice, che si puà manifestare nei comportamenti scelti come nella produzione di leggi adeguate, con interventi autoritativi, per altro non consentiti dalle leggi e dalle norme.
Ho voluto dare riscontro alle Sue considerazioni e forse mi sono già fin troppo dilungato, abusando della attenzione Sue e dei lettori del blog. Una cosa almeno vorrei perà aggiungere. Siamo di fronte a problemi grandi e difficili. C’è, secondo me, una crisi profonda della politica e una separatezza delle Istituzioni dal paese reale. C’è una crisi strisciante della democrazia in tutta Europa e in Italia, con caratteri specifici. Penso che solo una rinascita della politica come progetto di società e come organizzazione della partecipazione possa rispondervi adeguatamente. Ma intanto ognuno deve fare la sua parte e sottoporsi al giudizio della popolazione. Anche sulla questione dei costi della politica, a cui Lei pure si è riferito. Su questo tema la Presidenza del Senato e della Camera stanno lavorando, d’intesa con i rispettivi Collegi dei Questori, per definire rapidamente delle proposte comuni. Ci sarà il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Poi ci sarà una proposta di un intervento per correggere storture e rendere più convincenti le Istituzioni. Non si dovrà attendere molto. Il prossimo 9 luglio, d’accordo con la Presidenza del Senato, sono stati convocati i rispettivi uffici di presidenza, per formulare proposte per la riduzione delle spese connesse all’esercizio del mandato parlamentare. Il merito delle proposte potrà essere valutato e criticato. Ma non si potrà denunciare un immobilismo.
Al di là di ogni singola questione, più in generale – e per cià che mi riguarda – voglio solo continuare a poter rispondere dei miei atti e delle mie responsabilità in piena coscienza, come sempre.
Cordiali saluti.
Fausto Bertinotti“
Cosa ho capito? Ben poco ovviamente!!! Che significa? E’ corretto cià che viene detto oppure sono solo baggianate? Boh!
In genere le persone che sanno quello che stanno dicendo, lo dicono in maniera chiara, sintetica, COMPRENSIBILE. Infondo il loro obiettivo è quello di esprimere un pensiero, vogliono che il destinatario capisca il messaggio. Non hanno l’obiettivo di far sentire “ignorante” l’ascoltatore. Di conseguenza invece di utilizzare “paroloni” settecenteschi, i politici dovrebbero cercare di esprimere le loro idee in maniera chiara, sintetica, comprensibile!
Se penso ai testi universitari che utilizzo, anche quelli che parlano di concetti di matematica-fisica-chimica abbastanza complessi, lo fanno nella maniera più chiara possibile. L’obiettivo non è la ricercatezza della forma, l’obiettivo è quello di comunicare qualcosa al destinatario.
Smettetela di parlare a casaccio! E invece di perdere tempo nell’utilizzare un lessico aulico, concentratevi sui problemi reali del nostro paese!
(Lui)
Pablo ha risposto:
per quanto riguarda i testi universitari mi sa che ti sei dimenticato di quelli di Villa Marco.
Cmq sono daccordo con quello che dici.Io personalmente alla 7a riga già mi ero perso.
Buon weekend!
6 Ottobre, 2007 at 16:28. Permalink.